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Parla con Lei (Hable con Ella)

gennaio 8, 2010

Almodóvar è forse il regista europeo che, negli ultimi anni, in miglior modo ha saputo rappresentare l’amore in forme non convenzionali, controcorrenti, e con una buona dose di coraggio oltre che di grande maestria (ma questo era già appurato). Devo confessare che mi sono avvicinato alle sue opere con colpevole ritardo e col tempo sto cercando di recuperare le lacune in merito, il che non mi dispiace per niente visto i gioielli prodotti dalla sua sensibilità tutta europea (ormai quasi estinta anche nel vecchio continente tra l’altro). L’amore di Benigno (Javier Camara) per Alicia (Leonor Watling) è un amore che la società definirebbe malato, al di fuori degli schemi, e viene tuttavia raccontato attraverso la semplicità dei sentimenti, attraverso la facilità e la purezza dell’ingenuità di uno dei protagonisti, amante solitario di una immota e silenziosa creatura. L’amicizia tra Benigno e Marco (Dario Grandinetti) poi resiste alle colpe dell’uno fino all’ estreme conseguenze del consumarsi per amore di qualcosa forse impossibile o forse ancora troppo lontano. Il finale aperto infine ci rende partecipi di qualcosa che rinasce dalle ceneri del passato, forse. La cornice, ovviamente, è la colorata Spagna casa del regista descritta attraverso il terribile/affascinante spettacolo della corrida (e qui mi viene in mente Hemingway in Fiesta, tanto per dire) , le canzoni tradizionali (tra cui la bellissima Cuccuruccucù Paloma cantata da Caetano Veloso) e il paesaggio che avvolgono la scena e le vicende dei protagonisti senza mai abbandonarli. Non mancano neppure le consuete stoccate del regista ad una società miope ed addormentata , vedi le battute sulla amoralità della Chiesa e sulla presunta omosessualità di Benigno ed anche forse sulla tivvù che commercializza e ricicla i sentimenti banalizzandoli, inflitte senza pesantezza e quasi impalpabili. Piccolo gioiello della tecnica poi è il minifilm nel film, che ci catapulta al bianco e nero ed ai film muti del passato con un nudo reso opera d’arte di una delle protagoniste. Ecco, ora mi chiedo quanti avrebbero saputo rendere tutto questo senza trasformalo in un pesantissimo groviglio di giustificazioni e riflessioni fini a sè stesse mettendo in secondo piano invece i sentimenti e i drammi , vissuti anche se vogliamo con ammirevole leggerezza, dai protagonisti.

☺☺☺