Posts Tagged ‘2009’

2012 (La Bentley e la Fine del Mondo)

gennaio 6, 2010

ovvero come il Polo Sud finì sul Wisconsin, ovvero come un disaster movie si trasformò in un disastro di film, ovvero come Emmerdich (non ne ha mai infilata una, ovvero come un film possa far ridere così involontariamente e come effetti speciali da 200 milioni di dollari possano far pena in confronto alle mie costruzioni con il lego, tzè. Non che mi aspettassi molto dal regista ed in particolare dalla trovata di sfruttare la mayafinedelmondo per rastrellare denaro, già la scelta di Cusack come protagonista era un monito di quello che sarebbe accaduto ma non mi sarei mai aspettato un simile non risultato. Occhei tralasciamo le violentate leggi fisiche per cui un aereo di linea non può fare una virata di novanta gradi (angolazione in cui invece vedrei bene il  nostro Ronaldboy ameriggano) , e la nuvola di Fantozzi che segue la ciurma di disadattati protagonisti per tutto il corso del film (tutte cose che in un disaster movie ci possono pur stare, per carità) ma ci fosse una benchè minima struttura logico-narrativa (e voglio dire, non si vedeva roba del genere da Jumper, essì proprio quello). Ora io capisco che la gente voglia andare al cinema e staccare il cervello per tutta la durata del film, ma anche farsi fare una craniotomia in sala ed esssere presi per il culo da roba che nemmeno una scimmia non ammaestrata avrebbe saputo far di meglio, ennò eh. Ma quel che più ormai non stupisce, anche se dovrebbe chiaramente, è come vertebrati  spendano il prezzo del biglietto per vedersi una bidonata del genere che nemmeno il blockbuster piglia-tutto sotto casa mia avrebbe il coraggio di consigliare, tant’è che al botteghino di soldi ne ha fatti, purtroppo.

Ve lo dico io cosa farà adesso il vecchio Ronald, si sentirà legittimato a svangarci i tenerini (francesismo) con altri film per sottosviluppati zombie di serie C sentendosi pure un gran figo nel farlo, che qualche entità ci salvi e ci mandi davvero la fine del mondo, grazie.

Mi sento pure di rivalutare Bay dopo questo increscioso evento, tant’è. No, non ho il coraggio di metterlo tra i film di fantascienza e quindi ripiegherò per la categoria standard dei film d’azione, credo possa sopportarlo.

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Piovono Polpette (Cloudy with a Chance of Meatballs)

dicembre 27, 2009

In tempo di film catastrofici (vedi quella menata emmerichiana di duemilaedodici ) la Sony Picture Animation ci riprova contro il mito Pixar prendendosi una personale rivincita nel ricalcare  il genere del disaster movie in chiave comica. Una piccola sorpresa annunciata dopo i primi tentativi falliti di Open Season e Surf’s Up, certo non siamo ai livelli del gigante ameriggano Pixar ma almeno qualcuno ci prova ancora a competere nell’animazione treddì. Basato sull’omonimo libro per marmocchietti di Judi & Ron Barret, uno scienziato quanto mai strampalato con un idea geniale/romantica tenterà di trasformare dell’acqua in cibo con esiti tragicomicamente disastrosi e culinariamente molto gustosi (sarà che noi italiani siamo stereotipamente molto sensibili a questo genere di cose). Citazioni ovviamente a gogo da Twister (vedi tornado di spaghetti) , Armageddon (vedi le meteoriti-polpette), Independence Day (vedi la passione nel distruggere monumenti storicamente rilevanti) , fino a The Day After Tomorrow. Ecco in attesa dell’imminente giorno del maya-giudizio ci consoliamo con un lieto fine e con un po’ di appettito in più che non guasta mai in tempo di feste natalizie. Ulteriori proto-rivali Pixar cercansi, nel frattempo.

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La Principessa e il Ranocchio (The Princess and the Frog, Disney)

dicembre 20, 2009

Oh finalmente la Disney ritorna al disegno a mano, alle favole politically correct, e alla magia dei primi classici vecchio stile che hanno fatto sognare e ancora fanno sognare almeno due generazioni di persone. Vedere questo film al cinema circondato da schiere di marmocchietti è uno spettacolo senza tempo e mi ricatapulta certamente a quel Beauty and the Beast, mia prima incursione in un cinema da piccino a cui è seguita tutta la gamma dei classici disney (sarò imbottito di messaggi subliminali, quindi). Diretto da John Musker e Ron Clements (vedi già Aladdin, La Sirenetta, Hercules) e con le musiche di quel volpone di Randy Newman, racconta la storia di Tiana, prima principessa afroamericana disneyana ( e voglio dire in tempo di Obama, finalmente) e del suo principe-ranocchio, insomma una delle favole più conosciute al mondo rivista in chiave moderna e come già detto politicamente corretta. Ci ho visto anche un omaggio a quella New Orleans sulle rive del Mississippi , regno del jazz, e tragicamente/colpevolmente dimenticata nel corso del devastante uragano Katrina che solo nel 2005 ne falcidiava la popolazione. Piccoli richiami ai precedenti classici come appunto il Jazz (vedi Gli Aristogatti), il coccodrillo-similbalù (vedi il Libro della Giungla), il magovodoo-similjafar (Aladdin) o i disegni stilizzati ( vedi Hercules) che comunque fanno sempre piacere e sono nell’imprinting della cultura del topo orecchiuto. Unica pecca, che risalta nel disegno a mano dei protagonisti, il background, ovvero il fondale del disegno poco curato. Si spera che il successo di questo pellicola ravveda gli alti vertici della Disney a cambiare marcia ed a ritornare anche più spesso alle glorie ed ai fasti del passato producendo nuovamente pellicole disegnate a mano che , voglio dire, il vecchio Walt avrebbe certamente apprezzato. In defintiva se molti amano il cinema lo devono volenti o nolenti anche alla Disney, perchè sono stati iniziati al grande schermo per merito dei suoi cartoni animati.

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L’Uomo che Non C’era (The Man Who Wasn’t There)

dicembre 17, 2009

Un barbiere (Billy Bob Thornton), una vita anonima, l’occasione da non perdere, il fallimento e la colpa. Un noir d’altri tempi per la ditta Coen (Joel&Ethan, per capirci), ripescano il bianco e nero riconvertendo il film prima a colori, omaggiano il maestro Hitchcock con la stessa location dell’Ombra del Dubbio e giocano con la luce con risultati eccezionali (vedi scena inferiate e dialogo con Riedenschneider, l’avvocato). Uno dei migliori Coen, superiore anche all’inflazionato con merito Fargo sempre del genere e sempre ottimo, anche grazie alla prova di Thornton su cui praticamente è costruito il film e che volete che vi dica c’ha la faccia quell’uomo per queste cose. Guadagna nonacaso un BAFTA per la miglior fotografia e un Leone d’oro a Cannes per la regia in quel del 2001, non che queste cose siano rilevanti per un bel film ma sono sempre dei riconoscimenti eh. C’è pure nel cast James Gandolfini (Tony Soprano nell’omonima serie) , nei panni di Big Dave prima vittima del precipizio in cui si caccia il protagonista e da cui non riuscirà più ad uscire se non elettrizzato su di una sedia, appunto elettrica. Non ci si dimentica infine di una giovanissima Scarlett Johansson che interpeta Birdy una ragazza all’apparenza abbottonatissima salvo poi rivelarsi tutt’altro che tale compromettendo la già compromessa situazione dello sfortunato barbiere. Gli eventi e gli accadimenti che coinvolgono il protagonista sono come sabbie mobili che lo trascinano a forza sempre più giù avvicinandolo inerme al baratro, laddove si smette di respirare. L’unica cosa che è mancata a questo film è un adeguato riscontro di pubblico che come spesso accade per il genere non c’è stato ma poco importa, si sa come vanno queste cose.

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Jennifer’s Body

dicembre 13, 2009

Jennifer’s Body è destinato a diventare un film cult del genere teen-sexy-horror movie, non c’è dubbio. Scritto da Diablo Cody (vedi anche Juno, United State of Tara) alla stregua di un b-movie che si rispetti è un insieme di clichè e luoghi comuni del cinema dell’orrore-demenziale che ci farà divertire nella sua ovvia e voluta poca serietà. C’è tutto dentro, una band indie-rock dai contorni satanici, una vergine immolata al diavolo, alcune scene secsi fino al bacio saffico, un demone mangia-uomini dai tratti vampireschi, sangue a ettolitri,  e la classica e finale pugnalata al cuore. Partiamo da Jennifer (Megan Fox) la men-eater (maddai), alquanto credibile nel suo ruolo, ci regala numerose scene da cardiopalma non per il livello di tensione raggiunto ma per il decoltè mostrato/non mostrato, voglio dire senza scadere, uno un pensierino sull’essere mangiato da una così alla fine se lo fa eccome. Co-protagonista è Anita ‘Needy’ (Amanda Seyfried vedi Mamma mia, Alpha Dog) anch’essa non da meno, è la miglior amica di Jennifer e colei che le darà il colpo finale dopo essersi cimentata in un bacio tupertu con la sua amica/nemica demoniaca. Completa il tutto uno stile giocoso che richiama il genere con riprese ravvicinate, comparizioni improvvise nel buio, e improbabili agguati. Questo film va preso chiaramente per quello che è e per quello che vuole essere, una parodia sul genere che con furbizia va a segno anche grazie alla tendenza del tema vampiresco in quest’ultimo periodo con prodotti da fanboy quali ‘twilight’ e ‘new moon’ con un target di pubblico giovane e facilmente abbindolabile (in quanto a gusti personali). Una mossa astuta che cavalcando l’onda del teen-horror movie ci prende bonariamente in giro e ci strappa con le sue volute assurdità non poche risate. Quasi sicuro che questo, col passare degli anni e con la crescita in popolarità di Megan Fox diventerà un cult. Unica fondamentale mancanza è quello spirito romantico che caratterizzava le parodie horror anni 80′ , ma forse col tempo ne acquisterà anche Jennifer’s Body.

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