Posts Tagged ‘2001’

Parla con Lei (Hable con Ella)

gennaio 8, 2010

Almodóvar è forse il regista europeo che, negli ultimi anni, in miglior modo ha saputo rappresentare l’amore in forme non convenzionali, controcorrenti, e con una buona dose di coraggio oltre che di grande maestria (ma questo era già appurato). Devo confessare che mi sono avvicinato alle sue opere con colpevole ritardo e col tempo sto cercando di recuperare le lacune in merito, il che non mi dispiace per niente visto i gioielli prodotti dalla sua sensibilità tutta europea (ormai quasi estinta anche nel vecchio continente tra l’altro). L’amore di Benigno (Javier Camara) per Alicia (Leonor Watling) è un amore che la società definirebbe malato, al di fuori degli schemi, e viene tuttavia raccontato attraverso la semplicità dei sentimenti, attraverso la facilità e la purezza dell’ingenuità di uno dei protagonisti, amante solitario di una immota e silenziosa creatura. L’amicizia tra Benigno e Marco (Dario Grandinetti) poi resiste alle colpe dell’uno fino all’ estreme conseguenze del consumarsi per amore di qualcosa forse impossibile o forse ancora troppo lontano. Il finale aperto infine ci rende partecipi di qualcosa che rinasce dalle ceneri del passato, forse. La cornice, ovviamente, è la colorata Spagna casa del regista descritta attraverso il terribile/affascinante spettacolo della corrida (e qui mi viene in mente Hemingway in Fiesta, tanto per dire) , le canzoni tradizionali (tra cui la bellissima Cuccuruccucù Paloma cantata da Caetano Veloso) e il paesaggio che avvolgono la scena e le vicende dei protagonisti senza mai abbandonarli. Non mancano neppure le consuete stoccate del regista ad una società miope ed addormentata , vedi le battute sulla amoralità della Chiesa e sulla presunta omosessualità di Benigno ed anche forse sulla tivvù che commercializza e ricicla i sentimenti banalizzandoli, inflitte senza pesantezza e quasi impalpabili. Piccolo gioiello della tecnica poi è il minifilm nel film, che ci catapulta al bianco e nero ed ai film muti del passato con un nudo reso opera d’arte di una delle protagoniste. Ecco, ora mi chiedo quanti avrebbero saputo rendere tutto questo senza trasformalo in un pesantissimo groviglio di giustificazioni e riflessioni fini a sè stesse mettendo in secondo piano invece i sentimenti e i drammi , vissuti anche se vogliamo con ammirevole leggerezza, dai protagonisti.

☺☺☺

I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums)

gennaio 4, 2010

Occhei lo confesso, sono un fottuto fanboy di Wes Anderson e non me ne dispiaccio ma voglio essere il meno obiettivo possibile nel tessere le lodi sperticate di questo piccolo capolavoro che ri-ri-rivedo periodicamente come del resto tutti i film del suddetto regista (tanto che non saprei trovare il mio preferito, certamente questo è il più conosciuto e apprezzato dalla critica).  I Tenenbaum sono quello che si direbbe il fenomeno della classica famiglia disfunzionale ameriggana, il padre Royal Tenenbaum (Gene Hackman) divorziato dalla moglie Etheline a causa delle sue continue ed imperdonabili scappatelle dopo molti anni di assenza tenta di riavvicinarsi al nucleo famigliare , in particolare, al figlio Chas (Ben Stiller) precoce genio della finanza, alla figlia adottiva Margot (Gwineth Paltrow) scrittrice in crisi sposata con un neurologo (l’immancabile Bill Murray, già in Rushmore, Il treno per il Darjeeling e le Avventure Acquatiche di Steve Zissou) e ad Richie (Luke Wilson) ex campione di tennis caduto in un tunnel depressivo senza via d’uscita e per di più innamorato perso della sorella. Completa il quadretto domestico Eli Cash (Owen Wilson) , amico di famiglia e wannabe tenenbaum. Le vicende sono raccontate attraverso più livelli narrativi ,questo vero e proprio modus operandi tipico di Anderson, che trova nel modo originale di raccontare la storia quel qualcosa in più che la rende un punto di forza decisivo per la sua ricezione. Al livello visivo ossessivamente ricercato e che evidenzia i comportamenti autolesionistici ed esagerati dei protagonisti frutto di un malessere famigliare mai risolto e coltivato/alimentato negli anni si affianca anche l’assenza di un vero e proprio antagonista , altro marchio di fabbrica andersoniano, che rende perdonabile e leggero ogni loro atteggiamento. I protagonisti sono volutamente portatori esasperati di tutti quegli aspetti negativi che il fallimento famigliare ha provocato nei loro animi e sono descritti in modo talmente caricaturale e caratterizzato che personalmente quasi finisco per invidiare il loro essere così imperfetti e  rischio di fare la fine di Eli Cash e divenire un wannabe Tenenbaum con tutti i rischi che questo mi comporterebbe. La divisione in capitoli e una voce fuori campo (Alec Baldwin) che funge da narratore-collante tra le varie scenette esalta lo spirito descrittivo della vicenda tanto più che sembra di essere all’interno di un documentario in presa diretta sulle vite dei protagonisti riunite tutte sotto lo stesso tetto/film. Completa il quadretto famigliare una colonna sonora rock anni 60’s-80’s che non può far altro che aumentare il fascino della pellicola (enne-simo copyright anderson, tze). Immancabile, chiaramente.

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L’Uomo che Non C’era (The Man Who Wasn’t There)

dicembre 17, 2009

Un barbiere (Billy Bob Thornton), una vita anonima, l’occasione da non perdere, il fallimento e la colpa. Un noir d’altri tempi per la ditta Coen (Joel&Ethan, per capirci), ripescano il bianco e nero riconvertendo il film prima a colori, omaggiano il maestro Hitchcock con la stessa location dell’Ombra del Dubbio e giocano con la luce con risultati eccezionali (vedi scena inferiate e dialogo con Riedenschneider, l’avvocato). Uno dei migliori Coen, superiore anche all’inflazionato con merito Fargo sempre del genere e sempre ottimo, anche grazie alla prova di Thornton su cui praticamente è costruito il film e che volete che vi dica c’ha la faccia quell’uomo per queste cose. Guadagna nonacaso un BAFTA per la miglior fotografia e un Leone d’oro a Cannes per la regia in quel del 2001, non che queste cose siano rilevanti per un bel film ma sono sempre dei riconoscimenti eh. C’è pure nel cast James Gandolfini (Tony Soprano nell’omonima serie) , nei panni di Big Dave prima vittima del precipizio in cui si caccia il protagonista e da cui non riuscirà più ad uscire se non elettrizzato su di una sedia, appunto elettrica. Non ci si dimentica infine di una giovanissima Scarlett Johansson che interpeta Birdy una ragazza all’apparenza abbottonatissima salvo poi rivelarsi tutt’altro che tale compromettendo la già compromessa situazione dello sfortunato barbiere. Gli eventi e gli accadimenti che coinvolgono il protagonista sono come sabbie mobili che lo trascinano a forza sempre più giù avvicinandolo inerme al baratro, laddove si smette di respirare. L’unica cosa che è mancata a questo film è un adeguato riscontro di pubblico che come spesso accade per il genere non c’è stato ma poco importa, si sa come vanno queste cose.

☺☺☺☺