2012 (La Bentley e la Fine del Mondo)

gennaio 6, 2010

ovvero come il Polo Sud finì sul Wisconsin, ovvero come un disaster movie si trasformò in un disastro di film, ovvero come Emmerdich (non ne ha mai infilata una, ovvero come un film possa far ridere così involontariamente e come effetti speciali da 200 milioni di dollari possano far pena in confronto alle mie costruzioni con il lego, tzè. Non che mi aspettassi molto dal regista ed in particolare dalla trovata di sfruttare la mayafinedelmondo per rastrellare denaro, già la scelta di Cusack come protagonista era un monito di quello che sarebbe accaduto ma non mi sarei mai aspettato un simile non risultato. Occhei tralasciamo le violentate leggi fisiche per cui un aereo di linea non può fare una virata di novanta gradi (angolazione in cui invece vedrei bene il  nostro Ronaldboy ameriggano) , e la nuvola di Fantozzi che segue la ciurma di disadattati protagonisti per tutto il corso del film (tutte cose che in un disaster movie ci possono pur stare, per carità) ma ci fosse una benchè minima struttura logico-narrativa (e voglio dire, non si vedeva roba del genere da Jumper, essì proprio quello). Ora io capisco che la gente voglia andare al cinema e staccare il cervello per tutta la durata del film, ma anche farsi fare una craniotomia in sala ed esssere presi per il culo da roba che nemmeno una scimmia non ammaestrata avrebbe saputo far di meglio, ennò eh. Ma quel che più ormai non stupisce, anche se dovrebbe chiaramente, è come vertebrati  spendano il prezzo del biglietto per vedersi una bidonata del genere che nemmeno il blockbuster piglia-tutto sotto casa mia avrebbe il coraggio di consigliare, tant’è che al botteghino di soldi ne ha fatti, purtroppo.

Ve lo dico io cosa farà adesso il vecchio Ronald, si sentirà legittimato a svangarci i tenerini (francesismo) con altri film per sottosviluppati zombie di serie C sentendosi pure un gran figo nel farlo, che qualche entità ci salvi e ci mandi davvero la fine del mondo, grazie.

Mi sento pure di rivalutare Bay dopo questo increscioso evento, tant’è. No, non ho il coraggio di metterlo tra i film di fantascienza e quindi ripiegherò per la categoria standard dei film d’azione, credo possa sopportarlo.

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I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums)

gennaio 4, 2010

Occhei lo confesso, sono un fottuto fanboy di Wes Anderson e non me ne dispiaccio ma voglio essere il meno obiettivo possibile nel tessere le lodi sperticate di questo piccolo capolavoro che ri-ri-rivedo periodicamente come del resto tutti i film del suddetto regista (tanto che non saprei trovare il mio preferito, certamente questo è il più conosciuto e apprezzato dalla critica).  I Tenenbaum sono quello che si direbbe il fenomeno della classica famiglia disfunzionale ameriggana, il padre Royal Tenenbaum (Gene Hackman) divorziato dalla moglie Etheline a causa delle sue continue ed imperdonabili scappatelle dopo molti anni di assenza tenta di riavvicinarsi al nucleo famigliare , in particolare, al figlio Chas (Ben Stiller) precoce genio della finanza, alla figlia adottiva Margot (Gwineth Paltrow) scrittrice in crisi sposata con un neurologo (l’immancabile Bill Murray, già in Rushmore, Il treno per il Darjeeling e le Avventure Acquatiche di Steve Zissou) e ad Richie (Luke Wilson) ex campione di tennis caduto in un tunnel depressivo senza via d’uscita e per di più innamorato perso della sorella. Completa il quadretto domestico Eli Cash (Owen Wilson) , amico di famiglia e wannabe tenenbaum. Le vicende sono raccontate attraverso più livelli narrativi ,questo vero e proprio modus operandi tipico di Anderson, che trova nel modo originale di raccontare la storia quel qualcosa in più che la rende un punto di forza decisivo per la sua ricezione. Al livello visivo ossessivamente ricercato e che evidenzia i comportamenti autolesionistici ed esagerati dei protagonisti frutto di un malessere famigliare mai risolto e coltivato/alimentato negli anni si affianca anche l’assenza di un vero e proprio antagonista , altro marchio di fabbrica andersoniano, che rende perdonabile e leggero ogni loro atteggiamento. I protagonisti sono volutamente portatori esasperati di tutti quegli aspetti negativi che il fallimento famigliare ha provocato nei loro animi e sono descritti in modo talmente caricaturale e caratterizzato che personalmente quasi finisco per invidiare il loro essere così imperfetti e  rischio di fare la fine di Eli Cash e divenire un wannabe Tenenbaum con tutti i rischi che questo mi comporterebbe. La divisione in capitoli e una voce fuori campo (Alec Baldwin) che funge da narratore-collante tra le varie scenette esalta lo spirito descrittivo della vicenda tanto più che sembra di essere all’interno di un documentario in presa diretta sulle vite dei protagonisti riunite tutte sotto lo stesso tetto/film. Completa il quadretto famigliare una colonna sonora rock anni 60’s-80’s che non può far altro che aumentare il fascino della pellicola (enne-simo copyright anderson, tze). Immancabile, chiaramente.

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Film da Vedere al Cinema (Gennaio, 2010)

dicembre 30, 2009

Avatar ☺☺☺☺

Ecco finalmente in Italia l’attesissimo Avatar di James Cameron (uno che di fantascienza, voglio dire), interamente girato in treddì e a detta dello stesso Cameron il film che rivoluzionerà e stravolgerà il modo e l’esperienza del cinema (staremo a vedere, insomma). Gli incassi nel mondo sembrano avergli dato ragione, lo stesso Spielberg sembra avergli dato ragione (visto i commenti entusiasti all’uscita dalla proiezione). Non c’è miglior premessa per iniziare il 2010, davvero.

Tra le Nuvole ☺☺☺☺

Ryan Bingham, uomo d’affari in costante e frenetico movimento ( il belloccio ameriggano Giorgio Clooney)  e una svolta dietro l’angolo. Commedia diretta da Jason Reitman  ( uno che non ne sbaglia una, vedi i precedenti Juno e Thank You For Smoking), che ha fatto incetta di premi e nomination negli States. Segno che i tempi sono ancora maturi per commedie originali e leggere ma mai banali e scontate.

A Single Man ☺☺☺☺☺

La giornata di George (Colin Firth) un professore inglese omossessuale della Californa in quel del 1962, tra l’incidente stradale accaduto al suo compagno Jim (Matthew Goode) e l’intolleranza dei vicini. Tratto dall’ omonimo romanzo di Isherwood e diretto, prodotto e co-sceneggiato dall’esordiente Tom Ford ( si l’ecs stilista, per dire). Presentato e premiato alla sessantaseiesima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Nine ☺☺☺☺☺

Ecco benchè abbia un cast più o meno stellare (Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Marion Cotillard, la nostrana Sophia Loren, Nicole Kidman, Kate Hudson, Elio Germano, Valerio Mastrandrea, Fergie), benchè si rifaccia all’omonimo musical ispirato a quel 8 e mezzo di Fellini e benchè sia diretto da Rob Marshall (che con i musical ha giù avuto a che fare, vedi Chicago), non colpisce e fallisce in un turbinio caotico e patinato, troppo.

Baciami Ancora ☺☺☺☺

C’è da chiedersi se ce n’era il bisogno, se non bastava il primo, se un sequel dell’ultimo bacio possa risollevare le sorti del morente cinema italiano. Poi ci si stupisce quando un regista straniero ha l’ardire di criticare questi abomini, fatti delle solite storie, interpretati dai soliti attori che affondano ulteriormente un già affondato modo di fare cinema tutto italiano. Cioè ha pure rifiutato Martina Stella , e voglio dire siamo alla frutta.

Alvin Superstar 2 ☺☺☺☺☺

Rimanendo sempre in tema di sequel, anzi di squeakquel per usare un linguaggio scoiattolesco, ritornano i Chipmunks visto il successone al botteghino del primo film. Per i fans di Alvin Superstar cresciuti a forza di cartoni animati toccherà annoiarsi non poco questa volta. Ecco fossi in voi aspetterei il divudì, ma se non resistete proprio almeno non potrete dire di non essere stati avvisati, anzitempo.

(in aggiornamento)

Piovono Polpette (Cloudy with a Chance of Meatballs)

dicembre 27, 2009

In tempo di film catastrofici (vedi quella menata emmerichiana di duemilaedodici ) la Sony Picture Animation ci riprova contro il mito Pixar prendendosi una personale rivincita nel ricalcare  il genere del disaster movie in chiave comica. Una piccola sorpresa annunciata dopo i primi tentativi falliti di Open Season e Surf’s Up, certo non siamo ai livelli del gigante ameriggano Pixar ma almeno qualcuno ci prova ancora a competere nell’animazione treddì. Basato sull’omonimo libro per marmocchietti di Judi & Ron Barret, uno scienziato quanto mai strampalato con un idea geniale/romantica tenterà di trasformare dell’acqua in cibo con esiti tragicomicamente disastrosi e culinariamente molto gustosi (sarà che noi italiani siamo stereotipamente molto sensibili a questo genere di cose). Citazioni ovviamente a gogo da Twister (vedi tornado di spaghetti) , Armageddon (vedi le meteoriti-polpette), Independence Day (vedi la passione nel distruggere monumenti storicamente rilevanti) , fino a The Day After Tomorrow. Ecco in attesa dell’imminente giorno del maya-giudizio ci consoliamo con un lieto fine e con un po’ di appettito in più che non guasta mai in tempo di feste natalizie. Ulteriori proto-rivali Pixar cercansi, nel frattempo.

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La Principessa e il Ranocchio (The Princess and the Frog, Disney)

dicembre 20, 2009

Oh finalmente la Disney ritorna al disegno a mano, alle favole politically correct, e alla magia dei primi classici vecchio stile che hanno fatto sognare e ancora fanno sognare almeno due generazioni di persone. Vedere questo film al cinema circondato da schiere di marmocchietti è uno spettacolo senza tempo e mi ricatapulta certamente a quel Beauty and the Beast, mia prima incursione in un cinema da piccino a cui è seguita tutta la gamma dei classici disney (sarò imbottito di messaggi subliminali, quindi). Diretto da John Musker e Ron Clements (vedi già Aladdin, La Sirenetta, Hercules) e con le musiche di quel volpone di Randy Newman, racconta la storia di Tiana, prima principessa afroamericana disneyana ( e voglio dire in tempo di Obama, finalmente) e del suo principe-ranocchio, insomma una delle favole più conosciute al mondo rivista in chiave moderna e come già detto politicamente corretta. Ci ho visto anche un omaggio a quella New Orleans sulle rive del Mississippi , regno del jazz, e tragicamente/colpevolmente dimenticata nel corso del devastante uragano Katrina che solo nel 2005 ne falcidiava la popolazione. Piccoli richiami ai precedenti classici come appunto il Jazz (vedi Gli Aristogatti), il coccodrillo-similbalù (vedi il Libro della Giungla), il magovodoo-similjafar (Aladdin) o i disegni stilizzati ( vedi Hercules) che comunque fanno sempre piacere e sono nell’imprinting della cultura del topo orecchiuto. Unica pecca, che risalta nel disegno a mano dei protagonisti, il background, ovvero il fondale del disegno poco curato. Si spera che il successo di questo pellicola ravveda gli alti vertici della Disney a cambiare marcia ed a ritornare anche più spesso alle glorie ed ai fasti del passato producendo nuovamente pellicole disegnate a mano che , voglio dire, il vecchio Walt avrebbe certamente apprezzato. In defintiva se molti amano il cinema lo devono volenti o nolenti anche alla Disney, perchè sono stati iniziati al grande schermo per merito dei suoi cartoni animati.

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