Archive for the ‘Fantascienza’ Category

Avatar , Incanta non Stupisce

gennaio 16, 2010

Ebbene è giunto il momento che vi parli di Avatar, dopo un attesa oltremodo lunga si è potuto ammirare il film di Cameron e attirandomi le vostre ire vi dirò con estrema sincerità e coraggio che non si tratta di un capolavoro, certo un film molto bello ma pur sempre nulla di trascendentale. La storia ormai la conoscete, la conoscevo pure io che ho evitato come la peste ogni trailer ed ogni spoiler in giro per il web proprio per conservarmi ‘vergine’ fino alla proiezione (e non è stato facile zigzagare tra il viral marketing, bisogna ammetterlo), e nel caso non la conosciate ancora (e probabilmente allora vivete in un bunker e non perderete certo tempo a leggere questo blog) in questa sede non contribuirò a diffonderla e mi soffermerò solo sul giudizio. Visivamente è imponente, i paesaggi di Pandora sono qualcosa di unico e meraviglioso, la caratterizzazione dei personaggi è realistica e nulla è lasciato al caso a livello di dettagli e di effetti speciali (e se lo dico io che non li digerisco facilmente potete crederci), la gestione del treddì poi è meno invasiva che nelle altre precedenti pellicole che ne hanno fatto uso e probabilmente tutto ciò aiuta a resistere con gli appositi occhiali per le due ore e quaranta in cui si sviluppa la storyline. Qui a Cameron bisogna darne atto, non ha perso lo smalto e la sua immaginazione è quanto di più produttivo si possa immaginare (e scusate il gioco di parole), non è facile creare un mondo dal nulla, annetterci tradizioni e lingua e poi renderlo credibile agli occhi del pubblico e c’è riuscito pienamente bisogna felicemente ammetterlo. Contribuiscono al tutto la scelta degli attori il ragazzone e protagonista aussie Sam Worthington (vedi Terminator Salvation, ma anche no) , la gnugna più gnunga Zoe Saldana (Star Trek, perchè JJ ci vede lungo), il marine con manie di nuclearizzazione Stephen Lang, e la gloria e amica di Cameron Sigourney Weaver (e qui una standing ovation ci starebbe sempre e comunque) e nota speciale anche alle musiche di James Homer che ci incanta sempre con le sue doti (Titanic, Braveheart, Apollo 13 e una miriade di altre). La nota dolente , perchè ce ne è sempre una, è la prevedibilità e la linearità della storyline, Cameron non fa altro che assecondare le scelte e i desideri inconsci degli spettatori, tutto regge il gioco e sa di già visto e facilmente intuibile, dalla morte annunciata dei comprimari del protagonista fino al gran finale degno di un classico disney e tutto questo corrisponde a intelligenti e lungimiranti scelte commerciali piuttosto che a della fantascienza coraggiosa. Questa mancanza di coraggio poi è portata all’estremo nei dialoghi dove trova solo minimo accenno la filosofia di pensiero degli abitanti di Pandora, la loro connessione con la natura e la speculazione sulla contrapposizione tra vizi dei cowboys umani e le virtù del popolo Na’vi. Certo vero potete contrapporre il fatto che la durata sarebbe lievitata astronomicamente e che è già in previsione un sequel, ma tutto ciò contribuisce al mio non considerarlo un capolavoro. Ho sentito in giro dire che setta nuovi confini del cinema, lo stesso Cameron ne faceva menzione nelle sue interviste, ecco non mi sembra proprio , pur restando un ottima pellicola non traccia nessun percorso nuovo e non apre nessuna porta dell’oltrecinema, non stupisce ma affascina sempre rimanendo però nei confini del già visto. Credo pochi capiranno le mie parole, ma a volte bisogna saper essere impopolari tant’è.

☺☺☺

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Moon (Duncan Jones, 2009)

dicembre 8, 2009

Eccoci qui a parlare di un altro esordiente del grande schermo, tale Duncan Jones, figlio d’arte (Zowie Bowie, indovinate?) regista di Moon nelle sale da qualche giorno.  Film presentato agli inizi del 2009 al Sundance Film Festival, la più importante kermesse indipendente degli States (che io addddoro), e che ha da subito raccolto ottime impressioni. Tutto è costruito intorno alla figura di Sam Bell, impiegato di una base lunare per l’estrazione di Elio-3 che alla conclusione dei tre anni di lavoro cade in una crisi profonda a metà tra complotto e pazzia, una crisi senza via d’uscita aggravata dall’isolamento forzato e dalla scoperta di importanti verità sulla sua vita. Sindrome dell’astronauta o dello spazio profondo (come volete)  inpersonificata dall’attore Sam Rockwell, praticamente unico attore in carne ed ossa accompagnato dalla sola voce del robot GWERTY (Kevin Spacey). Spettacolare è la tecnica di realizzazione del set, abbandonata la grafica digitale,  ritornano (finalmente) i modellini, i rovers lunari e i mietitori lunari sono stati realizzati con la collaborazione di Bill Pearson (Alien) mentre il suolo lunare è un gigantopico set di 360° alto 27 metri e lungo 21. Ecco il valore aggiunto nel fare un buon film di fantascienza, essere un buon artigiano del set senza abusare di effetti speciali diversivi e inutili per la storia che si andrà a raccontare. Questa pellicola è un omaggio a film del passato del calibro di 2001 : Odissea nello Spazio e Solaris ma è anche aria fresca per un genere relegato ormai a soli film catastrofici usa-e-getta, alla fine si può parlare di fantascienza senza tirare in mezzo alieni o la fine del mondo. Torna protagonista la Luna, un po’ persa di vista dopo l’allunaggio del 1969 perchè non più sogno irragiungibile venendo sostituita nell’immaginario del cinema dal più lontano pianeta rosso. Domina ,qui invece, per tutto il corso di Moon, il contrasto tra bianco e nero, a partire dal deserto lunare sormontato dal buio dello spazio profondo fino agli interni della base lunare.Un ulteriore ritorno alle origini ben confezionato e che fa sperare per la sopravvivenza di un genere.

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District 9 (Blomkamp, 2009)

novembre 12, 2009

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Un’astronave aliena si materializza sopra le teste degli abitanti di Johannesburg nel lontano 1982 per rimanerci come uno spada di damocle che pende sulle sorti dell’umanità per 20 lunghissimi anni senza un sussulto, un movimento od un segnale. 1.800.000 alieni rifugiatisi forzatamente nelle baraccopoli sottostanti costituiscono il Distretto 9 ultima zona franca tra ciò che è umano e ciò che invece non lo è. La popolazione aliena in crescita e le conseguenti scorribande criminali rendono necessario un esodo di massa dei ‘gamberoni’ in una zona più isolata , il cosidetto District 10. Niente di più difficile.

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Film low budget costato ‘solo’ 30 milioni di dollari alla ditta ‘Jackson & Co.’ e che al solo botteghino statunitense ne ha segnati in entrata almeno tre volte tanti. Una boccata d’aria fresca per il genere fantascientifico che sempre più spesso viene relegato a film catastrofici usa e getta. Un apartheid aliena che rivela senza mezzi termini la xenofobia dell’uomo di fronte alla paura di ciò che non può conoscere, resa ancor più vivida da una realizzazione video alla stregua di un documentario. Ci auguriamo un sequel oppure ci accontentiamo così?

Alla prossima pillola!

Incontri ravvicinati del Terzo Tipo (Spielberg, 1977)

novembre 9, 2009

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Eh si quando Steven ci parla di incontri ravvicinati,di dischi volanti e di alienuncoli bitorzoluti non ce ne è per nessuno (Guerra dei Mondi, rimuovere dalla memoria), imprime nella pellicola un nonsochè di romantico che è difficile non cogliere. Portaerei e aeroplani magicamente materializzatesi nel deserto, bagliori ad intermittenza nel cielo che si inseguono a velocità impensabile e lì noi terrestri inermi e spaventati ma affascinati da un incontro inatteso.

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Avvertenze:

Quando ancora gli effetti speciali lasciavano molto spazio all’immaginazione ed erano frutto più di capacità tecniche che di una programmazione al computer, oh sì allora li si poteva apprezzare.  Forse un giorno alzando la testa e rimirando le stelle troveremo ragione del fatto per cui l’universo è così grande.

Alla prossima pillola!

Brazil (T.Gilliam, 1985)

ottobre 17, 2009

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Vi è mai capito di dover sbrigare un’azione semplicissima ed essere sommersi da documenti e permessi da compilare fino allo stremo? di dover pagare una bolletta o riscuotere un assegno ed essere rimpiattellati da un ufficio all’altro , da uno sportello ad un altro? ecco questa è la burocrazia. Perchè questo preambolo? Ma perchè il nostro protagonista Sam Lowry (J.Pryce) ,impiegato al Dipartimento informazioni, vive nella burocrazia, lavora per la burocrazia ed è a sua volta vittima della burocrazia, da sfondo una città distopica di un futuro non troppo lontano dal nostro (certo il contrario di utopica) e di contro il suo spirito sognatore e libero incatenato. Parteciperà al risveglio di Sam dalle artificiali abitudini l’incontro con Harry Tuttle (De Niro).

Avvertenze:

Perchè l’esigenza della burocrazia verrebbe da chiederci? I ben pensanti subito azzarderebbero una miglior razionalizzazione dei servizi ed effettivamente così dovrebbe essere ma quando questa diventa asfissiante l’unica possibile motivazione è il controllo. Il controllo è assenza di libertà e assenza di libertà è costrizione, costrizione è dittatura. Chiari i rimandi alle letture di Orwell e Huxley e così Gilliam tra onirici incubi e sogni (sua marca di fabbrica) ci regala uno dei suoi gioiellini.

Alla prossima pillola