I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums)


Occhei lo confesso, sono un fottuto fanboy di Wes Anderson e non me ne dispiaccio ma voglio essere il meno obiettivo possibile nel tessere le lodi sperticate di questo piccolo capolavoro che ri-ri-rivedo periodicamente come del resto tutti i film del suddetto regista (tanto che non saprei trovare il mio preferito, certamente questo è il più conosciuto e apprezzato dalla critica).  I Tenenbaum sono quello che si direbbe il fenomeno della classica famiglia disfunzionale ameriggana, il padre Royal Tenenbaum (Gene Hackman) divorziato dalla moglie Etheline a causa delle sue continue ed imperdonabili scappatelle dopo molti anni di assenza tenta di riavvicinarsi al nucleo famigliare , in particolare, al figlio Chas (Ben Stiller) precoce genio della finanza, alla figlia adottiva Margot (Gwineth Paltrow) scrittrice in crisi sposata con un neurologo (l’immancabile Bill Murray, già in Rushmore, Il treno per il Darjeeling e le Avventure Acquatiche di Steve Zissou) e ad Richie (Luke Wilson) ex campione di tennis caduto in un tunnel depressivo senza via d’uscita e per di più innamorato perso della sorella. Completa il quadretto domestico Eli Cash (Owen Wilson) , amico di famiglia e wannabe tenenbaum. Le vicende sono raccontate attraverso più livelli narrativi ,questo vero e proprio modus operandi tipico di Anderson, che trova nel modo originale di raccontare la storia quel qualcosa in più che la rende un punto di forza decisivo per la sua ricezione. Al livello visivo ossessivamente ricercato e che evidenzia i comportamenti autolesionistici ed esagerati dei protagonisti frutto di un malessere famigliare mai risolto e coltivato/alimentato negli anni si affianca anche l’assenza di un vero e proprio antagonista , altro marchio di fabbrica andersoniano, che rende perdonabile e leggero ogni loro atteggiamento. I protagonisti sono volutamente portatori esasperati di tutti quegli aspetti negativi che il fallimento famigliare ha provocato nei loro animi e sono descritti in modo talmente caricaturale e caratterizzato che personalmente quasi finisco per invidiare il loro essere così imperfetti e  rischio di fare la fine di Eli Cash e divenire un wannabe Tenenbaum con tutti i rischi che questo mi comporterebbe. La divisione in capitoli e una voce fuori campo (Alec Baldwin) che funge da narratore-collante tra le varie scenette esalta lo spirito descrittivo della vicenda tanto più che sembra di essere all’interno di un documentario in presa diretta sulle vite dei protagonisti riunite tutte sotto lo stesso tetto/film. Completa il quadretto famigliare una colonna sonora rock anni 60’s-80’s che non può far altro che aumentare il fascino della pellicola (enne-simo copyright anderson, tze). Immancabile, chiaramente.

☺☺☺


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